5 marzo 2016

OLIO DI PALMA E SALUTE

FOGLIA

Perché dire che l’olio di palma è naturale non ha senso?
Perché tutti gli oli naturali alimentari lo sono.

Inoltre l’olio di palma è un prodotto di origine industriale ottenuto dalla spremitura dei frutti della palma e raffinato anche chimicamente.
La raffinazione consta di diverse fasi: deodorazione, decolorazione e neutralizzazione che riducono l’acidità dell’olio.
Il prodotto finito, utilizzato nei prodotti che consumiamo, è costituito per circa il 50% da grassi saturi.
E’ proprio in questo che deriva il rischio per la nostra salute: pochi giorni fa infatti l’Istituto Superiore della Sanità ha messo in guardia gli italiani dal consumo eccessivo di questi grassi, poiché  aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, soprattutto nei bambini e nei soggetti a rischio.

Nell’olio di palma si trova una concentrazione molto alta di acido palmitico, circa il 44%, a cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) attribuisce effetti aterogeni ed ipercolesterolemizzanti che aumentano il rischio cardiovascolare.
Allo stesso modo, il Center for Science in the Public Interest (CSPI) ha confermato che l’olio di palma aumenta i fattori di rischio cardiovascolare, poiché l’acido palmitico è uno dei grassi saturi che più aumenta il rischio di coronaropatie.
Anche l’ American Heart Association conferma che l’olio di palma è tra i grassi saturi  di cui si consiglia maggiormente di limitarne l’uso per le persone che devono ridurre il livello di colesterolo.

Sul fronte italiano, uno studio condotto dal professore Francesco Giorgino e dal suo gruppo di ricerca dell’Università di Bari, con la collaborazione delle Università di Pisa e di Padova e pubblicato recentemente sulla famosa rivista medica Diabetologia, ha valutato gli effetti dell’acido palmitico sulla proteina «p66shc» che è all’origine del diabete alimentare. In pratica, il metabolismo dell’olio in questione attiva la proteina p66Shc (la cui espressione è stimolata proprio dall’acido palmitico) che va a distruggere le cellule beta degli isolotti del Langherans nel pancreas dove viene sintetizzata l’insulina, l’importantissimo ormone che tiene sotto controllo la glicemia. Con la loro distruzione insorge la forma di diabete mellito insulino-dipendente. Il danno è irreversibile. Lo stesso Prof. Giorgino ha dichiarato che l’acido palmitico “[…] agisce promuovendo la formazione di specie reattive dell’ossigeno che sono in grado di danneggiare e uccidere le cellule, promuove l’iperglicemia nel diabete e un aumento della produzione dei fattori coinvolti nell’infiammazione”.

A causa dell’invasione dell’olio di palma nei prodotti alimentari e dei suoi rischi, l’Agenzia francese per la sicurezza alimentare ha pubblicato un dossier sul problema dei grassi saturi, ripreso nel 2013 dal Consiglio superiore della salute del Belgio, nel cui testo c’è scritto “il consumo eccessivo può avere effetti negativi sulla salute e aumentare il rischio cardiovascolari” e invita i consumatori a preferire i prodotti che contengano pochi acidi grassi saturi aterogeni (ossia quelli contenuti nell’olio di palma in percentuali elevate).

Nei prodotti industriali l’olio di palma e quindi l’acido palmitico viene abbinato ad alti grassi saturi, esponendo il consumatore al alte  e  ripetute quantità, difficilmente dosabili , incompatibili con il benessere.
Ci troviamo quindi di fronte ad un consumo eccessivo, anche da parte dei bambini, tramite alimenti di origine industriale, superiore al fabbisogno consigliato. Stessa cosa per gli adulti, con l’aggravio che la necessità di grassi saturi è decrescente in funzione della crescita.

Risulta dunque evidente che chi strumentalizza la composizione del  latte materno per giustificare  il consumo di olio di palma sta “barando” in quanto l’assunzione di acido palmitico presente nell’alimento più naturale del mondo, il latte materno, non abbinato ad altri grassi saturi è perfettamente in linea con le esigenze del neonato che nella fase di maggior incremento ponderale, si nutre solo di quello.

Gli studi sopra citati, anche se non esauriscono la vasta letteratura scientifica su questa tematica, rivelano un’elevata, quanto probabile, percentuale di rischio sulla salute umana causata dalla regolare e reiterata assunzione di alimenti che contengono olio di palma.