7 marzo 2016

COMUNITA’ LOCALI

FOGLIA

L’olio di palma è l’olio vegetale più usato al mondo, rappresenta il 34 per cento del consumo mondiale di olio vegetale e con un tasso di crescita elevatissimo:  7,8 per cento annuo negli ultimi 40 anni.
La stragrande maggioranza della produzione di olio di palma del mondo, quasi l’85 per cento, proviene da Indonesia e Malesia
L’industria dell’olio di palma è quindi molto significativa per le economie di entrambi i paesi: nel 2010 ha rappresentato il 4,3 per cento del PIL della Malesia e 1,4 per cento dell’Indonesia impiegando quasi 3,5 milioni di lavoratori.

A quale condizioni per i lavoratori?

L’industria dell’olio di palma è stata più volte denunciata per lo sfruttamento del lavoro. Nel 2012 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha stimato che quasi il 21 milioni di individui in tutto il mondo vivono e lavorano in condizioni di schiavitù, tra cui la servitù per debiti, il lavoro forzato, il lavoro minorile, il traffico di esseri umani e il traffico di sesso. L’industria dell’olio di palma contribuisce in maniera sostanziale a queste tristi statistiche: diverse sono state le denunce internazionali riguardo l’impiego di lavoro minorile, manovalanza a basso costo e assenza di misure di sicurezza per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, povere condizioni di vita per i lavoratori, alloggi di fortuna, violazione dei diritti umani. Tra le tante denunce vi è quella del Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti per l’utilizzo di lavoro minorile e lavoro forzato.

L’industria dell’olio di palma si affida, per la gran parte, al lavoro migrante e forzato: circa il 70% dei lavoratori sono immigrati a cui non viene riconosciuto alcun diritto. Stessa sorte tocca ai loro figli, nati nelle piantagioni, a cui non è concessa la cittadinanza né lì né nei paesi di origine: in Malesia si trovano circa 200.000 bambini “apolidi”, privi di qualunque cittadinanza, di diritti e di futuro.

Quali vantaggi  invece per le comunità locali?

Circa un terzo delle piantagioni di palma da olio sono di proprietà di piccole famiglie che si trovano nelle condizioni di vendere le proprie terre a multinazionali straniere o a grandi gruppi locali, per cui finiscono per lavorare nelle condizioni sopra elencate.
Ma il grave danno per le popolazioni native, oltre alla frammentazione e la vendita della terra, è quello di vedere irrimediabilmente distrutti ed inquinati i suoli e le fonti d’acqua a causa del massiccio uso di pesticidi nelle coltivazioni di palma da olio.

L’olio di palma sostenibile potrebbe alleviare tali problemi?

Molti dubbi ricoprono i sistemi di certificazione. Poco si sa su cosa stanno facendo le piantagioni certificate e i produttori di olio di palma con il denaro scaturito dalla vendita dei certificati e che dovrebbe essere reinvestito per “contribuire ad affrontare le questioni ambientali e sociali create dalla produzione di olio di palma” . Si constata una scarsa trasparenza nei sistemi di certificazione nonché un’assenza di miglioramento per le condizioni delle comunità locali, defraudate, come del resto l’intero ecosistema, delle risorse ambientali, senza alcuna garanzia per la loro sussistenza.